Happy new future!

Ogni nuovo inizio apre uno spazio di possibilità. I mesi che segnano il passaggio tra un anno e l’altro diventano un momento privilegiato per osservare ciò che sta cambiando e ciò che merita uno sguardo rinnovato. Questo spazio è dedicato a un gesto semplice ma intenzionale: mettere in circolazione riferimenti che parlano di futuro, immaginazione e potenzialità, creando un contesto fertile e ricco di spunti da attraversare mentre ci avviciniamo al 2026. Per augurarci un Happy New Future.

Repertorio di ispirazioni

Abbiamo raccolto alcune immagini, storie e idee che, in momenti diversi, hanno provato a immaginare ciò che sarebbe potuto accadere. Non sono una guida, né un percorso didattico: sono un piccolo repertorio di ispirazioni – un archivio minimo – utile a creare distanze, prospettive, angoli di osservazione nuovi. Ci ricordano una verità semplice: il futuro, prima di arrivare, è sempre un esercizio di immaginazione.

Il primo nucleo di sguardi appartiene a illustratori e architetti che, tra Ottocento e primo Novecento, hanno trasformato l’ipotesi in immagine. Jean-Marc Côté, con le sue carte En L’An 2000, proiettava scuole elettrificate, mezzi volanti, mestieri impossibili: un lessico visivo che ancora oggi sembra familiare. Albert Robida, con Le Vingtième Siècle, descriveva con precisione sorprendente videotelefonia, tele-lavoro e città verticali; Luigi Russolo, inventando gli intonarumori, ascoltava già la musica industriale del futuro; Antonio Sant’Elia immaginava la città come infrastruttura continua, fatta di ascensori esterni, ponti multilivello, grattacieli sovrapposti. In tutti, l’idea che il futuro non sia un salto, ma una linea retta che si prolunga dal presente.

Il primo nucleo di sguardi appartiene a illustratori e architetti che, tra Ottocento e primo Novecento, hanno trasformato l’ipotesi in immagine. Jean-Marc Côté, con le sue carte En L’An 2000, proiettava scuole elettrificate, mezzi volanti, mestieri impossibili: un lessico visivo che ancora oggi sembra familiare. Albert Robida, con Le Vingtième Siècle, descriveva con precisione sorprendente videotelefonia, tele-lavoro e città verticali; Luigi Russolo, inventando gli intonarumori, ascoltava già la musica industriale del futuro; Antonio Sant’Elia immaginava la città come infrastruttura continua, fatta di ascensori esterni, ponti multilivello, grattacieli sovrapposti. In tutti, l’idea che il futuro non sia un salto, ma una linea retta che si prolunga dal presente.

Il cinema ha proposto visioni altrettanto lucide, trasformando il futuro in scenografia e in domanda. Metropolis di Fritz Lang anticipa grattacieli, automazione e una città stratificata modellata sullo skyline di New York, vera “sinfonia di luci”. 2001: Odissea nello spazio di Kubrick attraversa millenni per interrogare la nostra relazione con tecnologia e intelligenza artificiale, consultando scienziati e futurologi per costruire un futuro plausibile. Her di Spike Jonze immagina un’intimità nuova con sistemi operativi conversazionali, anticipando l’ingresso degli assistenti vocali nelle nostre abitudini quotidiane: il futuro accade prima nella mente che nello spazio.

Accanto alle immagini e ai racconti, alcuni libri aiutano a interpretare ciò che si muove. La città dell’uomo di Adriano Olivetti è una riflessione sul futuro come costruzione civile e responsabilità condivisa. Etica dell’IA di Luciano Floridi offre una mappa per leggere le trasformazioni tecnologiche e i loro risvolti morali. Storie di errori memorabili di Piero Martin mostra come l’errore, nella scienza, sia spesso una porta d’ingresso alla scoperta. Benvenuti nel 2050 di Cristina Pozzi raccoglie scenari possibili e rischi concreti, offrendo strumenti per orientarsi in un mondo che cambia rapidamente. Insieme compongono un piccolo kit di orientamento: non un modo per sapere cosa accadrà, ma per capire come guardarlo.

Il cinema ha proposto visioni altrettanto lucide, trasformando il futuro in scenografia e in domanda. Metropolis di Fritz Lang (1927) anticipa grattacieli, automazione e una città stratificata modellata sullo skyline di New York, vera “sinfonia di luci”. 2001: Odissea nello spazio di Kubrick (1968) attraversa millenni per interrogare la nostra relazione con tecnologia e intelligenza artificiale, consultando scienziati e futurologi per costruire un futuro plausibile. Her di Spike Jonze (2013) immagina un’intimità nuova con sistemi operativi conversazionali, anticipando l’ingresso degli assistenti vocali nelle nostre abitudini quotidiane: il futuro accade prima nella mente che nello spazio.

Accanto alle immagini e ai racconti, alcuni libri aiutano a interpretare ciò che si muove. La città dell’uomo di Adriano Olivetti è una riflessione sul futuro come costruzione civile e responsabilità condivisa. Etica dell’IA di Luciano Floridi offre una mappa per leggere le trasformazioni tecnologiche e i loro risvolti morali. Storie di errori memorabili di Piero Martin mostra come l’errore, nella scienza, sia spesso una porta d’ingresso alla scoperta. Benvenuti nel 2050 di Cristina Pozzi raccoglie scenari possibili e rischi concreti, offrendo strumenti per orientarsi in un mondo che cambia rapidamente. Insieme compongono un piccolo kit di orientamento: non un modo per sapere cosa accadrà, ma per capire come guardarlo.

Uno spazio per chiedersi: dove stai andando?

Per aiutarci a mantenere i nostri bunoi propositi, abbiamo creato una serie di segnalibro scaricabili in formato PDF: sono un invito a scrivere qualcosa, anche poche parole, da rileggere tra qualche mese. Puoi usarli tu o regalarli a qualcuno. Non c’è un rituale da seguire. Solo un piccolo margine di tempo per segnare una traiettoria.

Happy new future!

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